Ordine. È la prima cosa che percepisci,
parlando con Alberto Grimoldi. Il modo in cui mette in fila i pensieri,
e poi li esprime, e se ne serve per accompagnarti alla scoperta di un ruolo, il
suo, che è semplice solo se lo osservi da fuori: gestione dei flussi
finanziari.
Qualcuno direbbe: responsabile aziendale della
tesoreria. In pratica, Alberto è la persona che in Guffanti controlla che
“tutto torni”. E per “tutto” si intende “i conti”.
Ma aspettate a liquidare la faccenda come
semplice amministrazione di risorse. Immaginate invece cosa voglia dire farlo
per un ecosistema che gestisce centinaia di commesse ogni anno per altrettanti
clienti, che collabora con diverse decine di fornitori, che gestisce più di
trenta conti correnti bancari che come tanti vasi sanguigni alimentano e
permettono alle sei società del gruppo di funzionare correttamente. Immaginate,
in un ingranaggio del genere, cosa voglia dire quindi sbagliare un bonifico,
ritardare un giroconto, far mancare quello che serve, quando serve.
Ecco perché la prima cosa che percepisci,
parlando con Alberto, è l’ordine. Perché se non ne hai più di quanto te ne
serve, allora vuol dire che non ne hai abbastanza. E non potresti fare il tuo
lavoro in un’azienda come Guffanti.
“Diciamo che saper gestire i soldi, nel mio lavoro,
non è importante: è l’unica cosa che conta!” ci spiega mentre, ridendo, si concede una delle citazioni più celebri che ruotano intorno al
mondo del calcio.
Ma il punto è che ha ragione. “Guffanti è
una realtà articolata e la mia giornata consiste nel fare in modo che non ci
siano problemi o intoppi alle attività di altri colleghi o di altri uffici - ci
ha spiegato - Se invece succede, allora vuol dire che qualcosa nel mio lavoro
non sta funzionando come dovrebbe”.
E invece tutto funziona, alla perfezione, dal
settembre del 2020. Ovvero da quando Alberto, alla soglia dei 50 anni e con
altre esperienze professionali alle spalle, tra multinazionali e piccole
realtà, entra per la prima volta negli uffici Guffanti.
“All’inizio non è stato semplicissimo -
ci ricorda durante la chiacchierata che abbiamo avuto per il
progetto GPeople, l’iniziativa che racconta la vita in azienda
attraverso le parole di chi la vive ogni giorno - Non a causa del clima che
c’era in ufficio, ma per il contesto generale.
Eravamo in piena pandemia da Covid, venivamo
al lavoro con le mascherine, e per un ruolo che vive di contatti e di relazioni
come il mio, entrare nei meccanismi aziendali in circostanze del genere non è
stato il massimo. In più, quella è stata una fase di profonda trasformazione
anche per la Guffanti stessa.
Da lì è partito un cambio non solo di
strategia aziendale, ma anche generazionale; trasformazioni che in qualche modo
durano ancora adesso. Col senno di poi, devo dire però che molte delle scelte
compiute allora, soprattutto riguardo alle persone inserite
nell’amministrazione, si sono rivelate corrette. E oggi sia come ufficio che
come azienda stiamo sicuramente raccogliendo i frutti delle scelte compiute
proprio in quel periodo”.
Alberto
non lo dice mai apertamente, ma parlando lascia intendere che ciò che a suo
avviso ha funzionato di più è stato proprio l’allineamento con gli altri membri
del team.
Come se alla base del buon lavoro svolto negli
ultimi anni ci fosse l’aver trovato una corrispondenza perfetta tra la sua idea
di ordine, appunto, è quella di chi lavora insieme a lui. Un’idea vincente, la
cui importanza sarebbe interessante riuscire a trasmettere anche al di fuori
dell’ufficio amministrazione.
“In
un’azienda articolata come la nostra - ha aggiunto - l’amministrazione
svolge un po’ il compito di guida rispetto agli altri uffici. Per questo
cerchiamo di trascinare anche gli altri verso un certo tipo di approccio alle
attività. Anche se poi è giusto e necessario che ogni ufficio abbia i suoi
obiettivi e che per raggiungerli segua strategie diverse. Forse è questa la
sfida più grande che abbiamo davanti adesso, come gruppo: riuscire a
trasmettere una certa mentalità, una certa cultura aziendale, tanto nelle nuove
generazioni quanto a quelle con più esperienza, e per questo più resistenti al
cambiamento”.
E a proposito di giovani generazioni, è a loro
che Alberto crede servirebbe di più un’esperienza in Guffanti. “La
consiglierei sicuramente anche al me di qualche anno fa - ci ha spiegato in
chiusura della nostra chiacchierata - proprio come prima o seconda
esperienza professionale, visto che sono le più decisive per la formazione.
Perché qui hai davvero la possibilità di
imparare cos’è il lavoro. Il giorno dopo l’assunzione in Guffanti sei già a
contatto con la professione, quella vera. In pochi mesi si ha la possibilità di
acquisire tante nuove competenze e di vedere molti aspetti della vita di
un’azienda, non solo quelli legati al tuo ruolo. E questo perché Guffanti è una
realtà in movimento, dinamica, qualcosa di molto diverso dall’idea di “azienda
padronale” che molti immaginano.
Per un giovane questo bagaglio di
esperienze concentrato in poco tempo ha un valore inestimabile, perché buona
parte di questo sapere sicuramente gli servirà in futuro. Indipendentemente dalla strada che quel giovane sceglierà di
seguire.”